Pagina: La Storia degli “esuli Istriani, Fiumani, Dalmati”

Condivisioni:
Share

ISTRIA (ora Croazia e Slovenia) – Storia dell’Istria e della sua gente – 1/4

Video Bloccato

ISTRIA (ora Croazia e Slovenia) – Storia dell’Istria e della sua gente – 2/4

ISTRIA (ora Croazia e Slovenia) – Storia dell’Istria e della sua gente – 3/4

ISTRIA (ora Croazia e Slovenia) – Storia dell’Istria e della sua gente – 4/4 


https://it.wikipedia.org/wiki/Esodo_giuliano_dalmata


– L’esodo da Fiume e dall’Istria –

A partire dal maggio del 1945 iniziò l’esodo massiccio degli Italiani da Fiume e dall’Istria.

« Da Fiume se ne andarono, nel periodo 1946-1954, oltre 30.000 abitanti. Le ragioni di un esodo così massiccio furono di diversa natura… Si ricorda Bastianuti Diego, Storia del nostro esodo: “La mia famiglia, come tante altre, optò per l’Italia nel 1947 a Fiume, subito dopo riuscimmo a lasciare la nostra città…” »

Boris Gombač, Atlante storico dell’Adriatico orientale, op. cit.)


– L’esodo da Pola –

« Ricordo il suono dei martelli che battevano sui chiodi, il camion che trasportava la camera da letto di zia Regina al molo Carbon, avanzando tra edifici mortalmente pallidi di paura, e tutti gli imballaggi che si infradiciavano nella neve e nella pioggia. La grande nave partiva due volte al mese, dai camini il fumo saliva al cielo come incenso e insinuava negli animi il tormento sottile dell’incertezza e l’ombra dell’inquietudine; ognuno si sentiva sempre più depresso dall’aria di disgrazia che aleggiava sugli amici che si incontravano per strada. Via via il “Toscana” aveva infornato tutti i polesani… »

(Nelida Milani)


 Fino alla sottoscrizione del trattato di Parigi Pola era un’exclave della zona amministrata dagli Alleati


Un caso particolare fu quello di Pola. Il 9 giugno 1945 venne firmato a Belgrado un accordo tra gli alleati e gli Jugoslavi, nelle persone rispettivamente del generale Harold Alexander e il maresciallo Josip Broz Tito che, in attesa delle decisioni del trattato di pace, divise la regione secondo il tracciato della cosiddetta Linea Morgan. Tale linea poneva sotto l’amministrazione alleata un territorio leggermente più esteso dei confini attuali dell’Italia ma che comprendeva anche l’exclave della città di Pola. Il resto della Venezia Giulia e dell’Istria era lasciata all’amministrazione jugoslava.

Le notizie trapelate a maggio del 1946 in merito all’orientamento delle grandi potenze riunite a Parigi a favore della cosiddetta linea francese[8] – che assegnava Pola alla Jugoslavia – rappresentarono un fulmine a ciel sereno: in città si era infatti convinti che il compromesso sarebbe stato raggiunto sulla linea americana o sulla linea inglese, che avrebbero lasciato la città all’Italia.

Il 3 luglio si costituì il “Comitato Esodo di Pola. Il giorno successivo “L’Arena di Pola” titolò a piena pagina: “O l’Italia o l’esilio”.

Prima pagina dell’Arena di Pola uscito il 4 luglio 1946


– Conseguenze del trattato di pace –

(Trattato di pace fra Italia e le Potenze Alleate ed Associate siglato a Parigi, 10 febbraio 1947.)

« Art. 19 (comma 1°): I cittadini italiani che, al 10 giugno 1940, erano domiciliati in territorio ceduto dall’Italia ad un altro Stato per effetto del presente Trattato, ed i loro figli nati dopo quella data diverranno, sotto riserva di quanto dispone il paragrafo seguente, cittadini godenti di pieni diritti civili e politici dello Stato al quale il territorio viene ceduto, secondo le leggi che a tale fine dovranno essere emanate dallo Stato medesimo entro tre mesi dall’entrata in vigore del presente Trattato. Essi perderanno la loro cittadinanza italiana al momento in cui diverranno cittadini dello Stato subentrante. (2°) Il Governo dello Stato al quale il territorio è trasferito, dovrà disporre, mediante appropriata legislazione entro tre mesi dall’entrata in vigore del presente Trattato, perché tutte le persone di cui al paragrafo 1, di età superiore ai diciotto anni (e tutte le persone coniugate, siano esse al disotto od al disopra di tale età) la cui lingua usuale è l’italiano, abbiano facoltà di optare per la cittadinanza italiana entro il termine di un anno dall’entrata in vigore del presente Trattato. Qualunque persona che opti in tal senso conserverà la cittadinanza italiana e non si considererà avere acquistato la cittadinanza dello Stato al quale il territorio viene trasferito. L’opzione esercitata dal marito non verrà considerata opzione da parte della moglie. L’opzione esercitata dal padre, o se il padre non è vivente, dalla madre, si estenderà tuttavia automaticamente a tutti i figli non coniugati, di età inferiore ai diciotto anni. (3°) Lo Stato al quale il territorio è ceduto potrà esigere che coloro che si avvalgono dell’opzione, si trasferiscano in Italia entro un anno dalla data in cui l’opzione venne esercitata. »


Con la firma del trattato l’esodo s’intensificò ulteriormente. Da Pola, così come da alcuni centri urbani istriani (Capodistria, Parenzo, Orsera, ecc.) partì oltre il 90% della popolazione etnicamente italiana, da altri (Buie, Umago e Rovigno) si desumono percentuali inferiori ma sempre molto elevate.

Il Trattato di Parigi prevedeva la perdita automatica della cittadinanza per tutti i cittadini italiani che, al 10 giugno 1940, erano domiciliati nel territorio ceduto, fatta salva la facoltà di optare per la cittadinanza italiana entro il termine di un anno dall’entrata in vigore del trattato stesso. Alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, peraltro, si dava facoltà di esigere il trasferimento in Italia dei cittadini che avessero esercitato l’opzione suddetta, entro un ulteriore anno[14]. Tale clausola, di cui la Jugoslavia si avvalse, determinò l’abbandono della propria terra da parte di chi avesse optato per la cittadinanza italiana e chi emigrava non poteva portare con sé né denaro né beni mobili (gli immobili erano comunque considerati parte delle riparazioni di guerra che l’Italia doveva alla Jugoslavia). Chi non rientrava in Italia rischiava di rimanere apolide. Proprio su questa condizione si pone un problema nella ridda di cifre relative all’esodo, in quanto si riporta spesso una certa cifra, ma si manca di prendere in considerazione che gli apolidi erano in maggior parte proprio Italiani.

Con la firma del trattato l’esodo s’intensificò ulteriormente. Da Pola, così come da alcuni centri urbani istriani (Capodistria, Parenzo, Orsera, ecc.) partì oltre il 90% della popolazione etnicamente italiana, da altri (Buie, Umago e Rovigno) si desumono percentuali inferiori ma sempre molto elevate.


– L’esodo dalla zona A – 

L’ultima fase migratoria ebbe luogo dopo il 1954 allorché il Memorandum di Londra assegnò definitivamente la zona A del Territorio Libero di Trieste all’Italia, e la zona B alla Jugoslavia. L’esodo si concluse solamente intorno al 1960. Dal censimento jugoslavo del 1971 in Istria, a Fiume e nel Quarnero erano rimasti 17.516 italiani su un totale di 432.136 abitanti, e nonostante la paventata politica assimilatrice nel 1991 il numero degli italiani aumentò a 21.995.

Di tutti coloro che esodarono la maggior parte, dopo aver dimorato per tempi più o meno lunghi in uno dei 109 campi profughi allestiti dal governo italiano, si disperse per l’Italia, mentre si calcola che circa 80.000 emigrarono in altre nazioni. L’economia dell’Istria risentì per numerosi anni del contraccolpo causato dall’esodo.


– Il giorno del ricordo –

Dal 2005 ogni 10 febbraio è stato indicato come Giorno del Ricordo dedicato alla commemorazione dei morti e dei profughi italiani, poiché in tale giorno, nel 1947, il trattato di Parigi assegnò l’IstriaFiume e Zara alla Jugoslavia quindi s’intensificò, coinvolgendo anche le zone precedentemente salvaguardate dalla linea Morgan, l’esodo di massa già iniziato negli anni precedenti.


Storie: Video ecc.

25 aprile 2016 – Barbana –  il Primo Giubileo degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati il mio video ricordo con le foto dell’evento, l’orazione di Lucia Bellaspiga e le immagini storiche dell’esodo. Dedicato a chi c’era e a chi non c’era.

 La storia di Margherita Germoglio, fuggita da Pola

articolo: http://video.gelocal.it/messaggeroveneto/locale/esuli-istriani-la-storia-di-margherita-germoglio-fuggita-da-pola/70399/71368?ref=fbfmv

Margherita Germoglio è solo una tra i tanti esuli istriani che, dopo il trattato di Parigi del 1947, hanno lasciato la propria casa e i propri beni per arrivare in Friuli Venezia Giulia. Il Messaggero Veneto ha deciso di raccontare le storie di queste persone e lo fa attraverso il reportage di Nicolò Giraldi –

14 febbraio 2017 – Le Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati saranno ricevute al Quirinale dal Presidente Mattarella

Successivamente alla cerimonia ufficiale del Giorno del Ricordo, celebrata alla Camera dei Deputati lo scorso 10 febbraio alla presenza dei Presidenti Boldrini e Grasso, il Quirinale ha cortesemente invitato una rappresentanza delle Associazioni degli Esuli ad un incontro, programmato per mercoledì 15 p.v. alle ore 12.00, con il Presidente Mattarella.

La notizia dell’evento è stata comunicata al Presidente della FederEsuli, dr. Antonio Ballarin, invitando quest’ultimo a contattare le Associazioni già riunite nel Tavolo Governo – Esuli previsto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ad organizzare, in tal mondo, l’attesa rappresentanza.

Le Associazioni alle quali è stato esteso l’invito sono:
Associazione delle Comunità Istriane,
Associazione Dalmati Italiani nel Mondo – Libero Comune di Zara in Esilio,
Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia,
Libero Comune di Pola in Esilio,
Libero Comune di Fiume in Esilio,
Unione degli Istriani.

20 ottobre 2017 – Nella Sala Rossa del Comune di Savona, con i ragazzi del Liceo Scientifico O. Grassi, dell’Istituto Boselli Alberti, dell’IPSSAR Alberghiero A. Migliorini, per l’incontro “Ma il resto d’Italia si è mai reso conto davvero…?” con Lucia Bellaspiga, figlia di esuli istriani, scrittrice e giornalista, inviata del quotidiano Avvenire.

Un’iniziativa importante per approfondire la vicenda dei popoli della Venezia Giulia e della Dalmazia, nell’ambito del progetto “Geografie di memoria”, con il patrocinio della Città di Savona e il contributo del Consiglio Regionale della Liguria.

Esodo, la memoria negata – esodo degli Istriani 1

Esodo degli Istriani 2

Pubblicato il 15 aprile 2016 – Storie e persone – L’esodo dei profughi istriani

L’amore ai tempi dell’esodo istriano

Pubblicato il 20 gen 2015 – L’amore ai tempi dell’esodo istriano, raccontato da Stefano Zecchi, doc Estetica Univ. Statale di Milano.

Pagina: La Storia degli “esuli Istriani, Fiumani, Dalmati”ultima modifica: 2017-10-22T02:53:27+02:00da alessandro-54
Condivisioni:
Share