Lieve scossa di terremoto nel territorio di Fiume

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«Sergio Endrigo, mio padre». È uscita la seconda edizione

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articolo: https://lavoce.hr/esuli-e-rimasti-la-voce-del-popolo/sergio-endrigo-mio-padre-e-uscita-la-seconda-edizione

La ristampa del libro, scritto dalla figlia Claudia, contiene tutti i testi delle canzoni del celebre e compianto cantautore esule, nato a Pola

A quattro anni dalla prima edizione, è uscita pochi giorni fa la riedizione per Baldini & Castoldi del libro “Sergio Endrigo, mio padre – L’artista gentiluomo” scritto dalla figlia Claudia, votata alla conservazione della memoria artistica del padre. Un universo, quello di Endrigo, visto da parte della figlia, quindi come padre e uomo, oltre che artista.

La nuova edizione del libro è stata arricchita di tanti contenuti: contiene tutti i testi delle canzoni scritte dal celebre e compianto cantautore, immagini, documenti, ricordi.

Nato a Pola il 15 giugno del 1933 dal pittore, scultore e tenore autodidatta Romeo Endrigo (figlio di uno scalpellino) e da Claudia Smareglia, Sergio Endrigo, secondogenito (suo fratello era di sei anni più grande) trascorse l’infanzia in Istria. Nel febbraio del 1947, a causa delle vicende seguenti alla fine della Seconda guerra mondiale, abbandonò la sua città natale insieme alla madre (il papà era morto nel 1939) e si trasferì come profugo prima a Brindisi e poi a Venezia

La copertina della seconda edizione del libro

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La vocazione di cantante la scoprì quando aveva circa dieci anni.

“Abitavamo in una soffitta al quarto piano – raccontò in una delle tante interviste –; sotto casa nostra c’era un’osteria e ogni tanto mia madre Claudia mi incaricava di andarvi a comprare un po’ di vino. Il padrone dell’osteria era soprannominato Bepi Mustaccia, perché aveva due grandi baffi alla Francesco Giuseppe. A mezzogiorno c’erano operai e manovali che mangiavano salumi avvolti nella carta oleata e il Mustaccia, per intrattenerli, mi sollevava di peso, mi metteva in piedi su un tavolo e io cantavo ‘La donna è mobile’. Quando finivo, il padrone mi regalava un paio di lire. Era una bella cifra, perché allora si andava al cinema con settanta centesimi…”

Da ragazzo aveva una piccola collezione di francobolli regalatagli da suo zio. A 14 anni la vendette al maresciallo per il quale lavorava sua madre in cambio dei soldi necessari per comprarsi una chitarra. Da allora non la lasciò più.

Nel 1966 partecipò per la prima volta al Festival di Sanremo con “Adesso sì”; nel 1967 con “Dove credi di andare”; nel 1968, in coppia con Roberto Carlos, vinse il primo premio con “Canzone per te”. In quello stesso anno partecipò al Festival europeo della canzone con Marianne (incisa successivamente, sia in inglese che in tedesco, anche da Cliff Richard, vincitore della manifestazione) e a Canzonissima, con “Camminando e cantando”. “Lontano dagli occhi” fu il brano che presentò a Sanremo nel 1969 (2° classificata), mentre “L’Arca Di Noè” si classificò terza nel 1970. Altri successi di quel periodo furono “Teresa”, “Mani bucate”, “Girotondo intorno al mondo” (da una poesia di Paul Fort), “La colomba” (su una lirica di Rafael Alberti). Nel 1972 si cimentò anche nel film, recitando in “Tutte le domeniche mattina”, prodotto dalla RAI, con la regia di Carlo Tuzii e nel 1981, a Trieste, fu protagonista di un lavoro teatrale di Ninì Perno, per la regia di Alessandro Macedonio, dal titolo “Un sial per Carlotta”. Nel 1995 pubblicò il libro “Quanto mi dai se mi sparo?”.

Negli anni ’70 interpretò diverse canzoni per bambini scritte da e con il poeta brasiliano Vinicius De Moraes (“La casa”, “Il pappagallo”, “La pulce”, “La papera”, “L’Arca,…) e musicò e interpretò alcuni testi di Gianni Rodari (“Ci vuole un fiore”, “Napoleone”, “Ho visto un prato”). Nel 2001 gli fui attribuito il Premio Tenco.

Molti dei brani di Endrigo composti più di cinquant’anni fa si sentono ancora oggi, anche in cover, oltre che nelle edizioni originali. Oltre che in italiano cantò in portoghese, spagnolo, francese, inglese, greco e croato. Fin dagli anni ’60 del secolo scorso Endrigo partecipò ad alcune manifestazioni musicali nell’ex Jugoslavia, divenendo amico del famoso cantautore dalmato Arsen Dedić. Negli anni Sergio Endrigo riallacciò anche i rapporti con la sua città natale. A Pola e alla tematica dell’esodo istriano dedicò la struggente canzone dal titolo “1947”. E Pola, a tre anni esatti dalla sua scomparsa, gli ha dedicato in un angolo della piazza in cui si affaccia la sua casa natale, nei pressi dell’Arena, una scultura ispirata alla sua famosissima se non la più celebre canzone: “L’Arca di Noè”, e una targa ricordo che è stata affissa all’entrata dell’edificio di via dell’Istria dove Sergio Endrigo abitò durante l’infanzia.

La figlia di Sergio Endrigo, Claudia

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“Sono partito da una famiglia poverissima, ma non ho sofferto – racconterà della sua vita alla stampa Sergio Endrigo –. Mia madre, scomparsa, nel 1987, ha fatto di tutto, veramente di tutto, per mantenermi e per rendermi facile la vita. Ha vissuto fino a sessant’anni nella miseria più nera e io sono felice, grazie al successo, di averle fatto vivere una vecchiaia bellissima, per ventidue anni, da gran signora”.

Nel libro la figlia Claudia, nata nel 1965, che porta il nome della nonna paterna, racconta tutta la sua vita, le sue collaborazioni, le sue idee: un vero diario. Sua madre era Maria Giulia Bartolocci, detta Lula.

Endrigo la conobbe grazie a Riccardo del Turco, che ne sposò la sorella e i due si unirono in matrimonio nel 1963. Oggi sono sepolti entrambi a Terni.

Il primo libro di Claudia Endrigo su suo papà

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“Sergio Endrigo, mio padre – L’artista gentiluomo” , con prefazione del famosissimo cantautore italiano Francesco De Gregori, è il secondo libro scritto dalla figlia di Endrigo. L’altro è “Sergio Endrigo, mio padre – Artista per caso”, con la prefazione dell’altrettanto celebre Claudio Baglioni.

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